Quale città metropolitana?

da Anzolanotizie n. 161

Logo M5SL’aspetto politico rilevante di questi giorni è stato l’elezione del Consiglio della Città
Metropolitana (CM) di Bologna dove è risultato eletto anche un esponente del M5S. Ma
come, potrebbe chiedersi qualcuno, se il M5S era favorevole all’abolizione delle province
perché ha partecipato alla costituzione della CM?
Il M5S è sempre stato favorevole all’abolizione delle Province perché ritiene che questo
Ente sia inutile sotto il profilo amministrativo (… ma utile sotto quello politico per la
distribuzione di incarichi e prebende) e costituisce un costo da recuperare sul piano
contabile. Quindi per noi la soluzione ottimale sarebbe stata quella di ridistribuire i
compiti svolti dalle Province a Comuni e Regioni. Ne avrebbe senz’altro guadagnato la
semplificazione burocratica del sistema e la sua efficienza.
Ma purtroppo il M5S, essendo minoranza, deve tener conto di ciò che stabilisce la maggioranza
che ha deciso di attuare il sistema delle CM introdotto con le modifiche costituzionali
del 2001.
Con la CM viene introdotto il concetto di “area vasta” secondo il quale la città (per noi
Bologna) ha una influenza determinante su un territorio molto più vasto di quello strettamente
riferibile al suo comune; pertanto ha senz’altro un senso pensare di amministrare
in modo omogeneo l’intero territorio che subisce l’influenza della città (si pensi al
problema del pendolarismo e dell’organizzazione del trasporto pubblico tra Bologna ed i
comuni della prima periferia), ed a questa idea siamo senz’altro favorevoli. A condizione
però che la CM sia effettivamente uno strumento innovativo, con poteri chiaramente
attribuiti, effettivi ed i cui risultati siano giudicabili; insomma un qualcosa di ben diverso
dalla mera riproposizione della vecchia Provincia che, sulle questioni determinanti, aveva
sostanzialmente solo compiti di coordinamento (si pensi ad esempio al PTCP).
Tale visione è stata condivisa e validata con una apposita votazione in rete. Il M5S ha
quindi preso parte alla costituzione della CM riuscendo ad eleggere in Consiglio metropolitano
Claudio Frati con due compiti fondamentali: informare la cittadinanza di
quello che succede all’interno di tale organo senza il filtro dell’interesse di partito e
cercare di colmare quegli aspetti non condivisibili di deficit democratico prodotti dai
“padri fondatori”.
Il primo aspetto che non condividiamo è il sistema elettorale adottato. Essendo la CM
un ente di secondo livello, i suoi organi non saranno eletti a suffragio universale dai cittadini
ma solo dai Consiglieri Comunali eletti nei comuni che entreranno a farne parte.
Quindi i cittadini Anzolesi, non avranno mai nessuna voce in capitolo nella elezione
del Consiglio e del Sindaco della CM; quest’ultimo infatti sarà per legge il Sindaco di
Bologna, eletto esclusivamente dai bolognesi. Inoltre l’elezione dei Consiglieri è stata
fatta con un criterio molto discutibile. A ciascun Consigliere Comunale elettore è stato
attribuito un “peso” diverso (voto ponderato) per tener conto della popolazione rappresentata.
Il voto di un consigliere di Bologna vale così 945 “voti”, mentre quello di
un consigliere di Anzola ne vale solo 102, con buona pace del principio “una testa un
voto” oltre al rischio concreto di emarginare le istanze dei territori di periferia. Riteniamo
questa impostazione semplicemente aberrante sia perché non soddisfa il criterio di
rappresentatività, sia perché sottrae un Ente amministrativo al giudizio degli elettori.
Il secondo elemento di criticità consiste nel fatto che la CM, per come è stata costituita,
ha ancora diversi lati oscuri. Il neoletto Consiglio Metropolitano, dopo l’approvazione
dello statuto, risulterà di fatto impossibilitato a lavorare; infatti per poter funzionare
deve ricevere le deleghe dalla Regione, che però si rinnova alla fine di novembre. Pertanto
fino all’insediamento del nuovo Consiglio Regionale è difficile stabilire quali incarichi
verranno affidati alla CM che pertanto non potrà iniziare a lavorare, senza considerare
che la vecchia Provincia di Bologna aveva in carico 211 attività di cui 110 attribuite
dalla Regione e 101 dallo Stato che andranno comunque gestite.
Un altro aspetto critico è che un Comune entrato nella CM, non potrà più uscirne perché
l’uscita non è prevista. E allora cosa succederà se i cittadini di quel Comune non saranno
contenti dell’Amministrazione metropolitana? Come abbiamo già detto essi non potranno
votarla e non potranno nemmeno disconoscerla; dovranno solo subirla (all’incirca
come succedeva ai servi della gleba in epoca medioevale, rispetto ai quali speriamo ci
sia almeno risparmiato lo ius primae noctis!).
Infine, con le elezioni comunali di Bologna nella primavera del 2016 il Consiglio metropolitano
decadrà (art. 14, c.3 statuto) e ci saranno nuove elezioni? E quando invece si
rinnoveranno i Consigli Comunali degli altri comuni (2019) quale forma di legittimazione
avranno i Consiglieri del Consiglio metropolitano?
Poiché siamo nella fase di approvazione dello statuto, uno potrebbe (ingenuamente)
pensare che tutte le obiezioni sollevate saranno discusse e la soluzione condivisa diventi
un emendamento allo stesso statuto. Ma così non sarà perché hanno già detto che lo
statuto non è emendabile ma può essere solo accettato o respinto; non sia mai che i
cittadini possano trovare uno spazio per intervenire!
Ed ora, per quanto scritto sopra, ognuno interpreti a piacere il significato dell’art.3 c.1
dello statuto: “La Città metropolitana valorizza il principio di partecipazione dei cittadini
e dei residenti, sia come singoli, sia in forma associata”.
VIVA LA DEMOCRAZIA!!
Gruppo Consiliare Movimento cinque Stelle
P.S. A Claudio Frati i migliori auguri di buon lavoro, che certo non gli mancherà.

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Pubblicato il dicembre 31, 2014 su Giornalino, Notizie da Anzola. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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