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Referendum: perché NO!

da Anzolanotizie 170

logo movimentoA novembre, non sappiamo ancora con precisione quando, voteremo per un referendum che cambierà il modo di fare politica per i prossimi anni. Di fronte allo sfascio del paese un mutamento è certo necessario, ma la domanda che dobbiamo porci è: vogliamo un simile cambiamento? Prima di addentrarci nello specifico della riforma, che pur contiene qualche elemento apprezzabile, facciamo presente che ciascuno di noi dovrà misurare ogni provvedimento con la bilancia, perché non sarà possibile valutare le singole modifiche votando di conseguenza, ma dovremo accettare o rifiutare l’intero pacchetto. Entriamo dunque nel merito: chi dice che grazie alla riforma verrà superato il bicameralismo perfetto dice una bugia, il senato, infatti, non scomparirà, ma diverrà una camera minore, composta di amministratori locali privi di indennità economiche per questo ruolo, anche se detentori di tutti i privilegi di un parlamentare, come l’immunità. Vogliamo davvero dare l’immunità agli amministratori locali? La memoria storica dovrebbe esserci di aiuto: nel 2012 abbiamo lo scandalo dei rimborsi ai gruppi consiliari della regione Lazio, con milioni finiti nelle tasche del consigliere Fiorito. Di seguito tangenti in Provincia di Catania e al Comune di Milano, voto di scambio favorito dall’Ndrangheta in Lombardia e altri scandali culminati con le dimissioni di Formigoni. In breve la magistratura ha indagato a tappeto per valutare la congruità delle richieste di rimborso esercitate da numerosi consiglieri in vari enti locali e ne è emersa una realtà desolante: gente che firmava per partecipare a una commissione consiliare per poi andare altrove, cene e pranzi per non parlare di matrimoni a spese dei contribuenti, false residenze per intascare generosi rimborsi benzina ecc … Più di recente abbiamo poi assistito allo scandalo Mose a Venezia, a quello di Expo e infine all’immane intrigo di Roma Capitale che ha portato alla caduta del sindaco Marino. Un amministratore, esposto più di altri a un certo tipo di tentazioni, merita tutele ulteriori di natura parlamentare? E perché poi beneficarne solo alcuni? Lasciamo a voi la risposta. Chi, tra i fautori della riforma, mette l’accento sui risparmi prodotti dalla riduzione del numero dei senatori, dice una cosa corretta, ma dimentica che la gran parte degli sprechi prodotti dal Parlamento non provengono dalle indennità dei suoi componenti, ma dagli emolumenti dei funzionari, tra cui quegli assistenti parlamentari le cui misteriose funzioni – noi li vediamo spesso dirimere le risse tra i nostri rappresentanti – sembrano così meritevoli di alti compensi. Molti costituzionalisti, capeggiati da Valerio Onida, hanno poi osservato come la riforma sia ben lungi da semplificare il processo di costituzione delle leggi, introducendo ben sette procedimenti diversi, inoltre la persistenza di un Senato rischia di produrre conflitti di competenza tra le due camere. Il Movimento 5 Stelle vede con favore l’introduzione del referendum propositivo, ma giudica negativamente la non abolizione del quorum referendario, come l’innalzamento delle firme necessarie per presentare un disegno di legge a iniziativa popolare. Il contentino di un abbassamento del quorum, a fronte di 800.000 firme appare assai improbabile e quanto sia difficile raccogliere sottoscrizioni per chi non abbia dalla propria parte i grandi media si è visto chiaramente nel faticoso lavoro dei Comitati del No; del resto, lo stesso il Pd nega all’ANPI la possibilità di esprimersi sulla contrarietà alle riforme costituzionali all’interno delle proprie feste. Nulla, invece, è stato fatto per diminuire il numero dei deputati, che rimangono 630, una vera e propria folla, il cui numero continua a non avere paragoni in altre democrazie, come nulla è stato fatto per ridurne compensi e privilegi, mentre, grazie all’Italicum chi governerà avrà una maggioranza schiacciante alla Camera. Questi i punti salienti della Riforma Boschi che siamo in procinto di votare: ci chiediamo se non fosse più semplice abolire del tutto il senato, ridurre il numero dei deputati e abolire il quorum referendario, ma forse si sarebbero intaccate troppo le statistiche dei disoccupati o si sarebbe dato troppo spazio a quegli “operai” sbeffeggiati con disprezzo dall’Onorevole Sannicandro di Sel, che in quanto deputato, avrà probabilmente un’occupazione anche nella prossima legislatura e i suoi privilegi intatti, avendo votato contro la riduzione dell’indennità parlamentare.

Una finestra anzolese: abbiamo ricevuto risposta dal Difensore Civico a proposito del vagheggiato pre parere positivo del Ministero dei Trasporti sulla Ztl, che pilatescamente, non entra in merito sulla sua esistenza, ma invita l’amministrazione anzolese a farlo visionare, se ne esiste qualche traccia. Il sindaco insiste sulla forma “orale” del documento e a tale affermazione dobbiamo necessariamente fermarci. Nel frattempo, con nostra sorpresa, è arrivato pure il parere positivo, quello vero e per iscritto, del Ministero sulla Ztl: lo stiamo visionando con attenzione. Sul Postrino apprezziamo il fatto che il nostro sindaco abbia preso tempo, ma siamo un po’ delusi dall’arrendevolezza che sentiamo filtrare sul progetto da parte degli amministratori anzolesi e dei nostri vicini dell’Unione: con la collaborazione della Consigliera Regionale Silvia Piccinini stiamo esplorando tutte le possibilità per opporci.

 

https://anzola5stelle.wordpress.com/

Il gruppo del Movimento 5 stelle di Anzola

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Non si può ritornare al passato?

da Anzolanotizie 169

logo movimentoSe internet può essere, nella sua limitatezza, specchio della realtà locale, registriamo le lamentele dei cittadini sul tema della raccolta dei rifiuti. Lamentele, ci sembrano, a tutto tondo: da un lato i soliti bollettini trionfalistici riportano una diminuzione della TARI a seguito del comportamento virtuoso dei nostri cittadini, e non si capisce di cosa si debba gioire se nei tre anni precedenti si sono aumentate le tariffe e ora, pur in deflazione, i risibili risparmi sono ben lungi da ristabilire la situazione precedente. Altro aspetto rilevante che emerge dalle stesse discussioni è la percezione del disagio di chi questi rifiuti li raccoglie: si lamenta un lavoro trascurato, ci si meraviglia quando questi lavoratori protestano e ci si indigna del fatto che non ci siano informazioni, senza magari approfondire le cause che hanno generato simili comportamenti. I servizi ormai si danno per scontati, li si pretende in ragione delle tasse altissime a cui siamo sottoposti e non ci si preoccupa di chi questi servizi li offre ogni giorno.

Non vuol essere un’accusa, è un comportamento normale, del tutto giustificabile, ed è il prodotto di un processo iniziato da lontano, con tangentopoli negli anni 90, dove le indagini della magistratura hanno tolto il velo a un mondo pubblico fortemente corrotto dalla partitocrazia. Abbiamo visto, quindi, il trionfo dell’antipolitica, con una sequela di personaggi più o meno illustri “entrare in campo” per difendere quegli stessi interessi a cui prima ci si affidava ai partiti. E ora, naufragato il Berlusconismo, senza che l’opposizione della “ditta” di sinistra potesse fare alcunché, se non cambiare sigla, ci troviamo circondati da municipalizzate, partecipate e istituzioni: i vecchi servizi, nati per “servire” i cittadini, sono diventati fonti di introiti per potentati piccoli e grandi e ovviamente la corruzione e la mala gestione impazzano ieri come oggi o forse ancora di più.

Guardando vicino a noi, senza evocare reati, ci mancherebbe, ricordiamo i disservizi più volte denunciati a proposito di Virgilio, le tariffe molto alte di Matilde, fino ad arrivare alla raccolta dei rifiuti: fare imprenditoria, tuttavia, implica la ricerca del guadagno, ma è giusto cercare un guadagno quando si offre un servizio? E chi ci rimette se non i lavoratori e i cittadini in questo processo? Eravamo dei Gufi noi del M5S quando paventavamo la chiusura dell’Ospedale di S. Giovanni, osservando proprio la realtà che ci circonda come Bazzano e Castelfranco? Infine permetteteci questa considerazione: quale professionalità potranno mai garantire personaggi provenienti dalla politica in una azienda pubblica? Ma poi pensando alle retribuzioni del management di Hera a fronte dei risultati, c’è quasi da invocare l’incompetenza dei politici, che pur spiaggiati nelle loro ambizioni, almeno costano meno.

Potremmo dedicare un paragrafo anche ad altri servizi esternalizzati garantiti da cooperative esterne, come alle decine di lavoratori che non godono del medesimo trattamento economico e professionale di un dipendente pubblico, ma non ne abbiamo lo spazio.  E allora, ci chiediamo, se i cittadini sono scontenti dei servizi per costo e qualità, i lavoratori sempre più sottopagati e i dirigenti, per converso, sempre più grassi ed esosi, non si può tornare al passato? Certo che no, avrebbero detto i discepoli di Berlusconi alcuni anni fa, e in maniera analoga risponderebbe la claque renziana che porta avanti la pur legittima lotta contro i mali del pubblico impiego, ma con misure propagandistiche. Perché vogliamo chiarirlo, anche noi siamo contrari ai “fannulloni”, ma siamo ben lungi da considerare tutti i dipendenti pubblici tali. Noi vorremmo, però, una pubblica amministrazione senza raccomandazioni, concorsi discutibili e incarichi politici. Vorremmo dipendenti competenti e formati a cui sostituire le solite e costose consulenze e non personaggi raffazzonati, presi da altri servizi per coprire dei buchi perché tanto non si può assumere. Vorremmo anche dirigenti pubblici diversi, responsabili in prima persona di certi comportamenti. Un’ illusione? Crediamo di no.

Il nostro sindaco lo sa, non siamo sempre stati sulla stessa lunghezza d’onda, ma condividiamo i suoi dubbi, espressi in Commissione, a proposito della questione del Postrino. Di cosa stiamo parlando? Vi chiederete. È presto detto. La Città Metropolitana, che ha sostituito la Provincia per ruolo e competenze, ha identificato nell’area denominata “Postrino”, situata alle porte del comune di San Giovanni, a ridosso della Trasversale di Pianura, un Polo funzionale a scopi commerciali, in altre parole un’area dove sorgerà un grande centro commerciale. A parziale compensazione degli inevitabili danni ai piccoli commercianti è stata promessa da un fantomatico gruppo “Persicus”, immobiliare responsabile dell’area commerciale, la cifra di 300.000€. Ma quale sarà la ripartizione di questi fondi? E che senso ha, dopo il fallimento del progetto Outlet, insistere ancora su iniziative simili? Vedremo l’evoluzione degli eventi e vi terremo informati. Per concludere vogliamo congratularci con tutti i sindaci del Movimento eletti a queste recenti amministrative, a cui auguriamo buon lavoro: l’occasione di cambiare il nostro paese non va sprecata e l’onestà deve tornare di moda.

https://anzola5stelle.wordpress.com/

Il gruppo del Movimento 5 stelle di Anzola

NO AL PROGETTO POSTRINO

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La nostra posizione sul Postrino

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Il Movimento 5 Stelle di Anzola è fermamente contrario alla creazione di un Polo Commerciale nella zona denominata “Postrino” presso il Comune di S. Giovanni in Persiceto. Ci chiediamo per quale ragione si voglia perseverare con questi dispendiosi progetti, spesso oggetto di infiltrazioni poco limpide, che oltre a non rivestire alcuna necessità, danneggiano le attività locali dei centri storici di tutti i comuni limitrofi, tra cui il nostro. Già in passato era emersa la volontà di creare un Outlet in territorio persicetano, e la proposta era stata accantonata per la ferma opposizione della comunità locale. Chiediamo al nostro sindaco Giampiero Veronesi di opporsi in consiglio comunale e all’interno dell’Unione all’attuazione di una simile iniziativa. Non si possono anteporre gli interessi di un gruppo immobiliare, dal nome assai incoraggiante peraltro, Persicus, a quello dei cittadini. Noi del Movimento, sentendoci più di altri investiti nel compito di rappresentarli, avverseremo la realizzazione dell’area commerciale in ogni maniera possibile. In questo chiediamo la collaborazione di tutti, senza barriere ideologiche: vorremmo che il sindaco del PD Conti di S. Lazzaro rappresentasse un modello da seguire per gli altri amministratori locali del nostro territorio e non una mosca bianca.